Danilo Garcia Di Meo is an italian documentary photographer. He was born in Rome, after graduating from Arts High School and Academy of Fine Arts, he received his Master’s degree at the Leica Akademie Italy in Milan and at Officine Fotografiche in Rome studying with photo editor’s National Geographic Marco Pinna and with Lina Pallotta.After his studies, he started a freelance profession in full.

Email: info@danilogarciadimeo.com

Per amore e per lavoro

Per amore e per lavoro

È il racconto delle storie di vita di chi decide di mettersi in gioco per fare della propria passione il proprio lavoro, esprimendovi appieno il proprio talento, inventandolo ogni giorno e trasformandolo in un beneficio collettivo.
I testimoni di questa narrazione delle possibilità non sono persone “speciali”.
Luigi ha sempre nutrito la passione per le stelle ed oggi è un affermato astrofisico. Xerxes, arrivato da Cuba in Italia, oggi espone in prestigiose gallerie del mondo i suoi splendidi gioielli, in cui materiali di riciclo si uniscono a pietre e metalli preziosi. Enzo ricorda che già da bambino lavorava il legno: non fa il falegname, lui è un falegname. Lorenzo, ancora non ha trent’anni, si sta diplomando al Conservatorio e già partecipa ad importanti orchestre, in giro per il mondo, suonando il suo bassotuba. Carmela, ancora studentessa universitaria, si è addentrata in una ricerca tra le relazioni profonde e tutte da scoprire, tra mente e cervello: oggi è una stimata docente universitaria e tra i pochissimi esperti mondiali di questa materia. Vinicio è un tenore del Teatro dell’Opera di Roma, canta da quand’era bambino ed ha condiviso la sua crescita professionale, densa di emozioni, con Terry, sua moglie.
Della nel 1990 fonda una casa editrice nel carcere di Rebibbia e in questi 25 anni diviene un caso internazionale; Giovanni traduce la sua passione per la vela in una professione, diviene disegnatore di un marchio internazionale ed oggi cura importanti progetti e naviga su barche con vele che disegna da sé; Clara è una bambina prodigio, appassionata di ceramica, a soli 18 anni vince un premio internazionale, riceve una commissione dalla Corte di Persia e da allora, dopo sessant’anni, la sua vena creativa non si è mai esaurita, progetta e realizza vetrate artistiche, pannelli e plastiche ornamentali e cura numerosi interventi di riqualificazione architettonica; Daniel viene da Caracas, gira il mondo formandosi come body piercer, e nel tempo si impegna come portavoce di una battaglia per la sensibilizzazione sui rischi che comportano procedure errate di body piercing e tatuaggio, portando, nel contempo, avanti la sua professione con grande successo e diffuso riconoscimento; Giuliano e Matteo, da quando hanno memoria, hanno nutrito una innata passione per la cucina che li ha portati, oggi, dopo anni di formazione, ad avere un locale tutto loro in cui propongono la cucina classica senza rinunciare a sperimentare e, soprattutto, a divertirsi.
La ricerca fotografica ha preso le mosse dai versi della scrittrice brasiliana Martha Medeiros “Lentamente muore”: “Lentamente muore chi non capovolge il tavolo quando è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, chi rinuncia ad inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati”.
La quasi totalità dei protagonisti riferisce di aver ri-conosciuto la propria passione già durante l’infanzia. In alcuni casi hanno tentato di intraprendere altre carriere per poi decidere di dare spazio all’originario interesse, traendone soddisfazione e appagamento.
In una minoranza di esperienze la scoperta del proprio talento è avvenuta più avanti. Alcune di queste persone avevano già intrapreso altre strade e questa “rivelazione” ha determinato l’abbandono di professioni già consolidate.
In tutti i casi, l’aspetto dell’arricchimento economico non ha condizionato coloro che hanno scelto di assecondare le proprie attitudini e tentare di realizzarsi esercitando il lavoro dei loro sogni. Pertanto, la valutazione ex post della scelta operata, da parte di queste persone, è marcatamente positiva.
Amartya Sen, economista indiano e Nobel per l’economia nel 1998, dimostra che il Prodotto Interno Lordo non può essere un indicatore della condizione di felicità di un Paese; la felicità -insieme alla libertà, alla salute, all’istruzione- va necessariamente considerata un importante indicatore economico. Ebbene, Sen lega la condizione di felicità al “fare”, ossia la possibilità per tutte le persone di ottenere, attraverso le proprie quotidiane attività, le condizioni più idonee alla propria realizzazione. Il well-being, cioè ben-essere, con il reddito pro-capite e il PIL c’entra poco: infatti, il ben-essere non è ben-avere e la qualità della vita delle persone e della comunità è intimamente connessa a ciò che ognuno fa e può fare!

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